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dell'Astrologa Martina   

 

 

 

Un primo piano di Mariangela Melato sul set del film Lo chiameremo Andrea, regia di Vittorio De Sica 1972. (Foto pubblico dominio) La Melato nel ruolo di Cassandra nell'Orestea per la regia teatrale del 1972 di Luca Ronconi. (Foto sito ufficiale Luca Ronconi) David speciale 1972, Nastro d'argento e Globo d'oro 1973 a Mariangela Melato per il film drammatico Mimì metallurgico ferito nell'onore scritto e diretto da Lina Wertmuller, dvd Minerva Pictures Group. La locandina del Film d'amore e d'anarchia del 1973, regia di Lina Wertmuller. Giancarlo Giannini e Mariangela Melato in  Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto diretto da Lina Wertmuller nel 1973, dvd Cg Entertainment.

Una scena di Caro Michele di Mario Monicelli, David di Donatello e Nastro d'argento 1977 alla miglior attrice protagonista, dvd Cg Entertainment. Globo d'oro 1976 alla miglior attrice in Attenti al buffone interpretato con Nino Manfredi, regia di Alberto Bevilacqua 1976, dvd Mondo Home Entertaiment.

Il personaggio della scienziata Kala in Flash Gordon, space opera diretta da Mike Hodges nel 1980, Blu-Ray Quadrifoglio. Mariangela Melato e Anthony Franciosa diretti da Pupi Avati in Aiutami a sognare, David di Donatello e Nastro d'argento 1981 per la migliore attrice protagonista, dvd Terminal Video. La Locandina di Chi ha paura di Virginia Wolf? in scena al Teatro Stabile di Genova nel 2006 con la Compagnia Lavia. Mariangela Melato è la malvagia Signora Danvers in Rebecca, la prima moglie nell'adattamento televisivo di Riccardo Milani del 2008, dvd Warner Bros Italia.

La Melato con Luca Ronconi nel 2011 alla prima di Nora alla prova da Casa di bambola di Ibsen, Premio Ubu 2011 alla miglior attrice. (Foto sito ufficiale Luca Ronconi) La Melato nella sua ultima intensa interpretazione: Il dolore di Marguerite Duras per la regia di Massimo Luconi. (Foto Teatro Elfo Puccini di Milano) Il libro-intervista firmato da Silvana Zanovello, e-book 2014 De Ferrari Comunicazione. Il volume MagneticaMariangela pubblicato da Manfredi Edizioni nel 2016, fotografie di Tommaso Le Pera e testimonianze raccolte da Anna Testa.

Vergine, segno zodiacale di nascita di Mariangela Melato.È il 1967, e al teatro Valle a Roma si svolgono i provini per il prossimo spettacolo teatrale diretto da Luchino Visconti. Si tratta de La monaca di Monza, un nuovissimo dramma scritto da Giovanni Testori, un’opera complessa e che sarà anche occasione di una vivace controversia tra autore e regista per i tagli che quest’ultimo imporrà al lungo e forse sovraccarico testo. Accanto alla protagonista Lilla Brignone e a Sergio Fantoni compaiono ovviamente i personaggi di alcune monache, ed è di queste che il regista milanese, celebre per il suo perfezionismo, cerca le interpreti.

Arrivata in teatro, una delle giovani candidate, magrolina, con una testa di capelli ricci e un vistoso abito multicolore, osserva le altre ragazze, perfettamente truccate ed eleganti, e ha un’intuizione: corre in bagno, si lava via il trucco, si bagna i capelli, fa di tutto per mortificare il suo aspetto. Poi, al suo turno, sale sul palcoscenico e recita poche ma intense battute, rivolta a una figura nell’ombra in fondo alla platea. E dall’ombra il regista alla fine commenta: «Con quella faccina da alluvionata, che temperamento che ha questa ragazza! Se li taglierebbe, quei capelli?» «I capelli? Mi taglio anche i piedi, conte!», risponde di getto quella che diverrà una delle più importanti attrici italiane, la giovane Mariangela Melato.

Nata il 19 settembre 1941 a Milano come Visconti, ma proveniente da una famiglia tutt’altro che ricca, Mariangela Melato fin da giovanissima seguì un’insopprimibile vocazione artistica, abbandonando gli studi regolari. Studiò pittura all’Accademia di Brera e, per pagarsi i corsi di recitazione di Esperia Sperani, provò anche a lavorare come vetrinista alla Rinascente. Dopo le prime parti in teatro, anche con Dario Fo, e l’esperienza con Visconti, fu l’incontro con l’altro grande regista Luca Ronconi per l’Orlando furioso a permetterle di sviluppare un registro grottesco-comico che sarà la sua fortuna nel cinema, dove anche se il suo viso particolarissimo non corrispondeva ai canoni di bellezza tipici delle protagoniste di quel periodo riuscì a trovare spazio grazie al suo talento e alla sua personalità unica. Quando Carlo Ponti la scritturò per un film da protagonista, la moglie Sofia Loren pare abbia commentato «Ma come? Quella picassa?» riferendosi ai lineamenti certo non classici della Melato.

L’incontro decisivo per la carriera cinematografica della Melato fu però certamente quello con Lina Wertmüller. Con la regista napoletana tra il 1972 e il 1974 Mariangela girò Mimì metallurgico ferito nell’onore, Film d’amore e d’anarchia, Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto, tutti con Giancarlo Giannini. Sempre negli anni Settanta, Mariangela Melato lavorò con registi come Steno, Elio Petri, Vittorio De Sica, Mario Monicelli, Luciano Salce, Luigi Comencini, Franco Brusati, consolidando le sue capacità di attrice brillante e drammatica, dalla presenza e dalla recitazione inconfondibili, e ottenendo ben cinque David di Donatello e altrettanti Nastri d’argento. Dagli anni Ottanta, la Melato, pur non abbandonando il cinema, si dedica progressivamente sempre più al teatro, in lavori di grande impegno nei quali dimostra la sua versatilità e il suo talento drammatico, da Vestire gli ignudi a Fedra, da Medea a Un tram che si chiama desiderio, Chi ha paura di Virginia Woolf e molti altri spettacoli che le valsero grandi consensi e riconoscimenti, e si può dire che, nonostante i molti successi cinematografici, le interpretazioni teatrali abbiano forse rappresentato la più compiuta espressione artistica del talento della Melato.

Inconfondibile e magnetica sullo schermo e sul palcoscenico, nella vita privata Mariangela Melato non aveva nulla della diva. Poco incline alla mondanità, preferiva la semplicità e la riservatezza, tanto da dichiarare in un’intervista «La gente di me sa quello che deve sapere. Non credo che mi ami meno perché non racconto gli affari miei». La sua vita sentimentale non faceva eccezione; la sua lunga relazione con Renzo Arbore, interrotta e ripresa, fu vissuta da entrambi con discrezione e durò fino alla fine, nonostante che i due non si siano mai sposati. Ironica, eclettica, perfezionista sul lavoro, Mariangela nella vita era attiva, generosa, creativa, indipendente, una rara combinazione di temperamento artistico e intelligenza. La sua passionalità nei rapporti amorosi la conduceva a dire «i grandi amori sono quelli che finiscono», ma anche a dire che non finiscono mai del tutto, come dimostra d’altra parte il suo rapporto con Arbore.

Mariangela Melato era nata con Sole in Vergine e l'Ascendente nel medesimo aspetto: ne uscivano quindi potenziate le caratteristiche di base del segno di nascita quali la razionalità, il buon senso, l'affidabilità, la prudenza, il pragmatismo. Questa combinazione astrale la rendeva un po' algida e distaccata, ma anche esigente, scrupolosa, perfezionista e molto attenta ai dettagli.

Giove in Gemelli ne acuiva l'ironia, la creatività, la versatilità, la curiosità e il bisogno di imparare e ampliare la conoscenza, garantendo successo in ambito professionale, Mercurio in Bilancia ne accresceva il gusto estetico, il pensiero analitico e lucido, l'espressione misurata e piacevole. 

Il fascino indubbio di Mariangela Melato, la nobiltà d'animo, l'intelligenza e l'ambizione erano dovuti alla Luna in Leone; l'indole coraggiosa e indipendente, l'energia vitale, la forza di volontà alla presenza di Marte in Ariete. 

La passionalità, l'intensità delle emozioni, la grande forza interiore, il fascino magnetico e seduttivo derivavano da Venere in Scorpione; la tendenza alla ponderatezza e all'autocontrollo, lo spirito organizzativo e serio a Saturno in Toro.

Ancora attivissima in teatro negli anni Duemila, Mariangela venne colpita da una grave malattia fin dal 2009, ma continuò a lavorare con grande intensità, portando infine in scena l’adattamento di un romanzo di Marguerite Duras, Il dolore, ambientato alla fine della guerra, quel tempo di cui Mariangela, bambina in una Milano duramente provata, aveva condotto un’infanzia difficile. L’11 gennaio 2013, a Roma, la malattia ebbe la meglio su di lei, e per sua espressa volontà il suo elogio funebre fu tenuto da Emma Bonino, sul sagrato della basilica di Santa Maria in Montesanto.

Capace di esprimersi a livelli altissimi nella commedia come nel dramma, al cinema e in teatro, affrontando con entusiasmo e determinazione testi ardui e opere leggere antiche e moderne, fu un’attrice forse irripetibile e certo unica nel panorama italiano. Il suo compagno di una vita, Renzo Arbore, nel ricordarla, di lei sottolinea: «La sua definizione più bella l’ha data una grande poetessa, Alda Merini: “Mariangela è piena di grazia”».