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Un territorio un libro: il Kruger Park
"Safari di sangue” di Deon Meyer (Edizioni E/O)


Tra elefanti e leoni,
la quarta puntata di un tour in Sudafrica 

Testo e foto di Bruga    

 

Il lodge al National Kruger Park. (foto Bruga) Una stanza del lodge. (foto Bruga) Una famiglia di elefanti africani. (foto Bruga)

Convivenza tra un elefante e un palmipede. (foto Bruga) Un bufalo africano dalle corna congiunte sul capo a formare uno scudo cefalico. (foto Bruga) Un esemplare di Panthera pardus pardus, leopardo africano diffuso in tutta l'Africa. (foto Bruga)

La struttura snella di una coppia di impala. (foto Bruga) Un facocero con le caratteristiche zanne per la difesa contro i predatori. (foto Bruga) Primo piano di uno gnu striato, mammifero erbivoro presente in Africa orientale e meridionale. (foto Bruga) Un giovane bucero beccogiallo orientale. (foto Bruga)

La zebra di montagna del Capo, specie classificata come vulnerabile. (foto Bruga) La iena maculata nota anche come iena ridens. (foto Bruga) Incontro ravvicinato con un leone adulto, il più grande dei felidi del genere Panthera. (foto Bruga)

Un leone anziano. (foto Bruga) Il pasto di una leonessa. (foto Bruga) Una numerosa famiglia di leoni. (foto Bruga)

Una leonessa all'erta per la caccia. (foto Bruga) Particolare del mantello reticolato di una giraffa. (foto Bruga) Tre giraffe illuminate a luce infrarossa. (foto Bruga)

IL tramonto sulla savana. (foto Bruga)

Il thriller di Deon Meyer, Edizioni E/O 2007.Questo grande giallista sudafricano non poteva non ambientare uno dei suoi romanzi nell’immenso parco nazionale situato nel nordest del paese, al confine con Zimbabwe e Mozambico. Quasi 20mila chilometri quadrati divisi fra due regioni (Limpopo e Mpumalanga), un territorio immenso sottoposto a vincolo da poco meno di un secolo, il Kruger è famoso in tutto il mondo per la presenza (e l’avvistamento quasi garantito!) dei Big Five: leoni, leopardi, rinoceronti, elefanti e bufali, senza contare un numero infinito di altre specie esotiche, dalle antilopi ai facoceri, dalle giraffe ai kudu, dalle zebre agli gnu, dagli avvoltoi alle iene. 

Ora che abbiamo fatto l’esperienza drammatica e straniante del lockdown, forse la vita nel parco non ci sembra così strana, ma vi assicuro che anche solo tre giorni di safari rappresentano un momento di totale capovolgimento delle proprie abitudini e piccole certezze. Noi li abbiamo trascorsi in una delle numerose riserve private create all’interno del parco, esteso quanto la Puglia. Un piccolo villaggio, a due ore dall’aeroporto, ci accoglie per il pranzo. Il tempo di lavarsi i denti e si parte su una jeep scoperta, armati di binocoli e potenti macchine fotografiche, oltre che di repellenti per le zanzare e cappelli. Ci aspettano tre ore di caccia fotografica. La nostra vita è nelle mani del giovane ranger bianco e del “cercatore” nero, che abita in uno dei paesi che abbiamo attraversato all’arrivo. I primi elefanti, a tre o quattro metri di distanza, sono un’apparizione attesa certo, ma comunque sorprendente. Al decimo avvistamento non ci facciamo neanche caso…

Ed è così per tutti gli animali che si incontrano, spesso per la prima volta in vita nostra: dal bufalo africano con le corna congiunte da una sorta di strano toupet al leopardo, animale incredibilmente elegante sia da fermo che in movimento… Gli ippopotami latitano, i rinoceronti pure, ma antilopi di ogni genere ci si parano davanti ogni cinque minuti, in branchi vivacissimi che certe volte restano immobili a guardarci, in altre occasioni scappano in cento direzioni diverse, con movimenti di una grazia unica. 

La serata si conclude con la cena, alle 20, seguita da un sonno precoce, visto che la sveglia, al campo, è per tutti alle 4 di mattina! Il tempo di vestirsi e si parte per il safari delle 4,30. La luce aumenta col passare dei minuti, il fresco lascia spazio a un’aria calda ma sopportabile (siamo a gennaio), ancora elefanti e antilopi, ma tutti aspettiamo i leoni. Da lontano ne avvistiamo qualcuno, ma bisogna attendere il terzo giorno per un’apparizione sensazionale, come ci confermano anche i giovani ma esperti ranger: una ventina di leoni, il maschio e varie leonesse, oltre a una nidiata di piccoli, tutti mezzi addormentati o in procinto di svegliarsi dopo la notte e un abbondante pasto, come dimostrano i resti di uno gnu… La famiglia allargata è circondata da una decina delle nostre jeep, la tensione si mescola all’emozione, i ranger ripetono ossessivamente di non sporgersi dai mezzi, ma la scena è pazzesca: uno alla volta le leonesse e i piccoli si alzano e sfilano altezzosamente verso una pozza d’acqua, finché non sono raggiunti dal capofamiglia, pigro e maestoso, che si protende con la lingua penzoloni verso l’acqua e comincia a bere, seguito da tutti gli altri. 

Tre giorni senza internet, con la sveglia alle 4 e la nanna alle 21, unica preoccupazione quella di non perdere l’avvistamento delle tre giraffe che, a fine turno, nel buio quasi totale, si appalesano su un lato del sentiero: il ranger le illumina con una torcia a infrarossi, per non accecarle…

Quando si parte, ci si rende conto di essere degli intrusi che lasciano spazio ai veri padroni del Kruger, questi magnifici animali che con pazienza infinita ci sopportano con i nostri mezzi di trasporto e di ripresa. Si parte per un’altra meraviglia della natura: le cascate Victoria, al confine fra Zambia e Zimbabwe. Ma ne parleremo fra due mesi, perché la prossima (nonché ultima) puntata sul Sudafrica, sarà dedicata a Johannesburg.

 

4 - continua

 

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