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Un libro una città: Johannesburg
“Lungo cammino verso la libertà. Autobiografia”
di Nelson Mandela (Feltrinelli)

 


 

Testo e foto di Bruga   

 

 

Esempi di architettura contemporanea nella zona di Sandton. (foto Bruga) La grande statua in bronzo di Nelson Mandela davanti al centro commerciale di Sandton. (foto Bruga) Arredo urbano in ricordo delle prime miniere d'oro. (foto Bruga) L'interno di un ristorante a Sandton. (foto Bruga)

La casa di Winnie Madikizela Mandela, attivista anti-apartheid e prima moglie di Mandela. (foto Bruga) Le pietre con messaggi e ringraziamenti a Mandela deposte davanti alla sua casa. (foto Bruga) Una gigantografia di Madiba sul muro del Museo dell'Apartheid. (foto Bruga)

La documentazione negli ambienti del Museo dell'Apartheid. (foto Bruga) Il tribunale in cui Mandela esercitò la professione di avvocato. (foto Bruga) I pilastri nel nuovo Sudafrica sulla piazza intitolata a Walter Sisulu, amico e compagno di lotta di Mandela. (foto Bruga) La statua in bronzo di un giovane Gandhi sulla Gandhi Square. (foto Bruga)

L'antico forte ed ex prigione della Constitution Hill oggi sede della Corte Costituzionale del Sudafrica. (foto Bruga) Un murales della Fondazione per i Diritti Umani alla Constitution Hill. (foto Bruga) L'interno della Corte Costituzionale. (foto Bruga)

Opere di arte contemporanea africana esposte lungo la scalinata della Corte Costituzionale. (foto Bruga) Un murales nella zona di Soweto. (foto Bruga) Il memoriale dedicato a Hector Pieterson tredicenne ucciso nel 1976 a Soweto. (foto Bruga)

Le poverissime abitazioni della township di Soweto, la baraccopoli più estesa del Sudafrica. (foto Bruga) Un raro esempio di edilizia popolare a Soweto. (foto Bruga) Le vecchie Orlando Towers oggi utilizzate per pubblicità e bungee jumping. (foto Bruga)

L'autobiografia di Nelson Mandela, Feltrinelli 2013.La bella autobiografia del “padre della patria”, uscita nel 1994 e trasformata una ventina d’anni dopo anche in un bel film da Justin Chadwick, ci accompagna nella visita di Johannesburg, metropoli del nord del Sudafrica. Una visita certamente meno facile di quella di Cape Town: la posizione è meno spettacolare, siamo lontani dal mare benché immersi nel verde di un altopiano all’interno della regione del Gauteng. La città nasce in tempi recenti, alla fine dell’Ottocento, solo perché in quel sito si trovò l’oro che diede origine a una fiorente attività estrattiva, della quale il “centro del centro città” ha mantenuto alcune tracce monumentali, come pozzi, trenini e simili in mezzo ai grattacieli. 

Ma non è solo questo: Joburg, com’è chiamata più familiarmente, è ormai un coacervo di quartieri che da soli sono grandi come capitali di un medio stato europeo, a cominciare da Soweto o dal recente centro direzionale di Sandton; qui abbiamo alloggiato a poca distanza dal grande shopping mall dedicato a Mandela, che lo benedice dall’alto di una gigantesca statua sotto la quale chiunque si fa fotografare. Dunque, spostamenti anche lunghi da un luogo all’altro, ma soprattutto una minaccia incombente della quale tutti ci avvertono: bisogna stare attentissimi alla microcriminalità, per non trasformare una meravigliosa vacanza in un incubo.

Da qui la scelta di affidarsi a una guida locale, un ragazzo di nome Pastor (www.mhlanganisitravel-tours.com), che ci ha preso sulla porta dell’albergo alle 9 di mattina e ci ha lasciato lì alle 17. Siamo stati sempre con lui, sia in auto che in giro, tranne che nei musei, e non solo abbiamo evitato rischi, ma abbiamo potuto discutere di politica e futuro del Sudafrica nei lunghi spostamenti da un quartiere all’altro. Non posso che consigliare questa modalità di visita.

Ma cosa c’è da vedere qui, dopo essersi gustati la natura straripante descritta nei precedenti articoli? Beh, di natura ce n’è meno, ma è la Storia che ci circonda. Dalle “pietre con dedica” lasciate davanti all’ultima abitazione di Mandela, alla sua prima casa nel cuore di Soweto (abitazione che si è trasformata in un … santuario dedicato alla sua seconda moglie Winnie, che continuò ad abitarla durante la lunga prigionia del marito (www.mandelahouse.com). E poi naturalmente il Museo dell’apartheid (www.apartheidmuseum.org), che fa rivivere molto efficacemente il sistema di segregazione razziale in auge dal 1948 al 1991, e nel contempo descrive la battaglia dei neri, e di pochi bianchi illuminati, per il suo superamento. 

Girando per i vari quartieri, si vedono la statua dedicata a Gandhi (che fra il 1893 e il 1915 fece qui le prove generali delle strategie applicate poi in India nella battaglia per l’indipendenza), ma anche quelle dedicate ai princìpi fondanti del nuovo Sudafrica, alle basi della nuova convivenza, raffigurate da figure stilizzate su pilastri di cemento e dedicate nel loro complesso a Walter Sisulu, grande amico e compagno di prigionia di Mandela.

 Ma il luogo forse più emblematico è la collina che domina la grande distesa verde di Johannesburg: Constitution Hill, sede della Corte Costituzionale (www.constitutionhill.org.za). Era stata la sede di un forte militare e poi di una prigione, che aveva ospitato anche detenuti politici. Negli ultimi anni si è deciso di smantellarla e di riconvertire alcuni edifici a uno scopo del tutto opposto: non la guerra né la privazione della libertà, ma la salvaguardia dei diritti civili e della giustizia. L’edificio è visitabile e merita assolutamente perché, oltre a contenere duecento opere d’arte contemporanea sudafricana, racchiude un complesso simbolismo che si esprime in tanti particolari, a cominciare dal nome sulla facciata, scritto in tutti i dialetti e le lingue del paese. E intorno, murales politici e ritratti degli eroi della lotta per la democrazia …

Resta da parlare di Soweto: un agglomerato di milioni di abitanti, diviso – un po’ schematicamente – in tre zone: quella con le ville dei neri benestanti (che dopo aver provato a trasferirsi nei quartieri a maggioranza bianca sono poi tornati qui), quella con le case decenti ma meno glamour della piccola e media borghesia nera, e la gigantesca township, la baraccopoli che solo di recente è stata fornita di bagni da campo e di poche altre strutture pubbliche. Ogni tanto sorge qualche grazioso edificio popolare costruito per svuotare le baracche, ma si tratta di sforzi minimi che hanno cambiato solo marginalmente la situazione. 

Anche Soweto può e deve essere visitata, con prudenza: dalle vuvuzelas giganti che ricordano i mondiali di calcio del 2010 ai colorati murales, dal monumento e museo dedicati al giovanissimo attivista nero Hecton Pieterson (ucciso a 13 anni negli scontri del 1976) fino alle torri di raffreddamento della vecchia centrale elettrica di Orlando, ora riconvertite in “cartelloni pubblicitari” e congiunte in alto da un ponte, usato per il bungee jumping. Anzi, come lo chiamano qui, bungy…         

 

https://www.southafrica.net/it/