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dell'Astrologa Martina   

 

 

Wassily Wassilyevich Kandinsky in un ritratto fotografico del 1913. (foto Pubblico dominio) Panorama di Mosca in un'immagine di fine Ottocento. (foto Library of Congress) L'Università Statale Lomonosov di Mosca nel 1912. (foto Pubblico dominio) L'Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera in un fotocromia del 1889. (foto Library of Congress)

Il manifesto per la prima esposizione del gruppo artistico Phalanx formato da Kandinsky nel quartiere Schwabing di Monaco di Baviera. (foto Stadtische Galerie im Lenbachhaus Munich) La fotografa e pittrice Gabriel Munter, compagna di Wassily per dodici anni. (foto sito ufficiale wassilykandinsky.net) Kandinsky nel 1906 con il suo gatto Vas'ka. (foto sito ufficiale Wassily Kandinsky) La copertina dell'Almanacco 1911 della corrente espressionista Der Blaue Reiter (Il Cavaliere azzurro) fondata con Franz Marc. (foto Stadtische Galerie im Lenbachhaus Munich) Kandinsky al lavoro su Red spot II, 1921. (foto sito ufficiale wassilykandinsky.net)

La seconda moglie Nina Nikolajewna Andreevskaja. (foto sito ufficiale wassilykandinsky.net) Il gruppo di artisti e insegnanti sul tetto della Scuola d'Arte Bauhaus nel 1928. (foto sito ufficiale wassilykandinsky.net) L'edificio del Bauhaus a Dessau dichiarato Patrimonio Unesco 1996. (foto Unesco World Heritage)

Raccolta di lettere tra il compositore austriaco Arnold Schonberg e Kandinsky, Abscondita 2012. Il dipinto Pointes Noires sulla copertina del saggio curato dalla storica dell'arte Elena Pontiggia, Bompiani 2016. L'opera Yellow-Red-Blue sul calendario 2020 delle Edizioni teNeues. Sagittario, segno zodiacale di Wassily Kandinsky.

Il 2 gennaio 1911 Arnold Schönberg, allora ancora relativamente poco noto, tenne un concerto a Monaco di Baviera, che era allora una delle città culturalmente più vitali d’Europa: libera dal peso delle tradizionali accademie, collocata geograficamente in un crocevia tra Europa occidentale, orientale e meridionale, era il luogo ideale per lo sviluppo di avanguardie. Anche artisti che non vi risiedevano stabilmente la visitavano volentieri, e il clima di creatività e innovazione che vi si respirava era palpabile; era insomma il luogo ideale perché il compositore viennese presentasse, a chiusura del concerto, il suo secondo quartetto d’archi, un’opera che segnava quella transizione dalla musica tonale a quella atonale che lo avrebbe infine condotto a ideare la tecnica dodecafonica di composizione. 

Nel pubblico, tra gli altri, c’era un giovane artista che stava a sua volta elaborando un’estetica rivoluzionaria, questa volta in campo pittorico: Vasilij Kandinskij, per il quale quel quartetto fu una rivelazione. Kandinskij ne fu a tal punto colpito che pochi giorni dopo scrisse a Schönberg una lettera ammirata ed entusiasta, l’inizio di un lungo e fecondo dialogo tra due innovatori radicali che avrebbero segnato un’epoca nelle rispettive arti. Sull’onda della suggestione lasciata in lui dall’ascolto, Kandinskij dipinse quella che battezzò Impressione III: Concerto, in cui appare chiaro l’abbandono della forma naturalistica a favore di un uso libero e sempre più astratto del colore.

La musica era per Kandinskij quasi un tutt’uno con la pittura, e anzi un modello per la ricerca che lui stesso conduceva, con coerenza e tenacia, da anni. All’interno delle avanguardie che nei primi decenni del Novecento rinnovarono radicalmente la pittura, fu probabilmente colui che più di tutti seppe elaborare una teoria sistematica della nuova arte: i saggi scritti da Kandinskij sono in un certo senso quasi altrettanto importanti delle sue opere pittoriche, e sono decisivi per spiegare perché sia appunto Kandinskij il principale “padre” dell’Astrattismo. In Lo spirituale nell’arte il pittore scriveva: «In generale il colore è un mezzo per influenzare direttamente l’anima. Il colore è il tasto. L’occhio è il martelletto. L’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima. È chiaro che l’armonia dei colori è fondata solo su un principio: l’efficace contatto con l’anima». La pittura, e ogni suo elemento, doveva nascere da una necessità interiore, e non dall’imitazione della natura, e parlare direttamente all’anima di chi guarda, senza mediazioni concettuali: da qui deriva il titolo di questo suo saggio fondamentale. Il progressivo abbandono dell’oggetto riconoscibile come argomento dell’opera pittorica fu la naturale conseguenza di questa concezione.

Vasilij Kandinskij nacque a Mosca, il 4 dicembre 1866, in una famiglia benestante, che pochi anni dopo si trasferì a Odessa, dove il piccolo Vasilij ricevette la sua prima formazione, che includeva lezioni di musica e di disegno. Avviato dal padre a studi di legge, li completò brillantemente, sposò Anna, una cugina, e ottenne un posto di professore associato all’università di Mosca. La sua carriera universitaria, ormai bene avviata, fu però bruscamente interrotta proprio quando, nel 1896, gli fu assegnata una cattedra: la sua vocazione artistica era ormai matura, e Kandinskij abbandonò la Russia e la moglie per trasferirsi a Monaco di Baviera, dove nel 1900 fu ammesso a studiare all’Accademia delle Arti. Dopo un periodo di transizione in cui erano ancora forti le influenze della pittura francese, la sua arte assunse un carattere più innovativo, e Vasilij costituì prima l’Associazione dei Nuovi Artisti di Monaco e poi, insieme a Franz Marc, il movimento del Blaue Reiter, il Cavaliere Azzurro, un’immagine ricorrente nei suoi quadri dell’epoca. 

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nel 1914, decise di tornare in Russia, dove restò anche dopo la rivoluzione, ma sempre più in contrasto con l’ortodossia dell’arte sovietica. Alla fine, Kandinskij dovette prendere atto che in Russia non era possibile per lui essere un artista libero e tornò in Germania, dove partecipò al Bauhaus e strinse un’importante amicizia con Paul Klee. Ironicamente, l’ascesa del nazismo e la conseguente persecuzione dei “bolscevichi” lo costrinsero nuovamente a emigrare, questa volta in Francia, dove restò fino alla morte avvenuta nel 1944, dopo aver assistito a un’altra terribile guerra mondiale. Fino all’ultimo, pur restando fedele ai suoi principi estetici, continuò ad elaborare nuove forme espressive, introducendo nelle sue opere astratte elementi “biomorfi”, simili a microrganismi fluttuanti all’interno delle composizioni di quest’ultimo periodo.

Vasilij Kandinskij era nato con il Sole in Sagittario e l'Ascendente in Scorpione, e questo transito gli conferiva una personalità forte e determinata, portata all'anticonformismo, passionale, rendendolo inoltre molto intelligente e tenace, dotato di un eccellente potenziale creativo, ricco di fantasia e intuito, tutte caratteristiche queste potenziate dalla presenza della Luna in Ariete nel tema natale. La mentalità aperta, curiosa, incline alla sperimentazione, la profondità e l'acutezza di pensiero, l'irrequieta genialità erano dovute a Mercurio in Sagittario, Venere nello stesso segno determinava l'amore per la libertà e l'avventura e l'insofferenza per le costrizioni e le convenzioni. Sensibile, empatico, istintivo grazie a Marte in Cancro, Kandinskij traeva le attitudini intellettuali elevate, la spiritualità, la capacità immaginativa e il talento artistico da Giove in Acquario. Destinato al successo e con alte aspirazioni nella realizzazione personale, come testimoniato da Nettuno in Ariete, attingeva determinazione, forza di volontà, attitudine introspettiva da Saturno in Scorpione. 

Sperimentatore instancabile, dotato al tempo stesso di una straordinaria sensibilità artistica e di una grande capacità di elaborazione concettuale, Kandinskij seppe trovare una strada assolutamente personale, ma anche stabilire collaborazioni estremamente feconde con altri grandi artisti, guidato da una concezione lucida e incrollabile dell’arte: «L'arte non è l’inutile creazione di cose che svaniscono nel vuoto, ma è una forza che ha un fine, e deve servire allo sviluppo e all’affinamento dell’anima». L’arte per lui era una vocazione spirituale e ardua: «L’artista non è un beniamino della vita, non ha il diritto di vivere senza obblighi: egli ha un compito doloroso, una croce pesante da portare».  La sua influenza decisiva sull’arte contemporanea supera il pur enorme valore delle sue opere, e le sue riflessioni su colore e forma e sull’arte come espressione immediata dell’animo dell’autore sono ancora oggi fondamentali.