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Una località un libro: Victoria Falls
“David Livingstone – Una vita per l’Africa”
di Tim Jeal (Mursia)

 


 

Testo e foto di Bruga   

 

 

La statua dell'esploratore scozzese David Livingstone nel Parco Nazionale delle Cascate Vittoria. (foto Bruga) Il Victoria Falls Bridge costruito nel 1905 sul fiume Zambesi. (foto Bruga) Il viale d'ingresso del Victoria Falls Hotel. (foto Bruga)

La reception del lussuoso Victoria Falls Hotel edificato in stile coloniale. (foto Bruga) L'elegante scale interna dell'hotel. (foto Bruga) La grande piscina dell'albergo. (foto Bruga)

La terrazza e il giardino del Victoria Falls Hotel. (foto Bruga) Il Victoria Falls Bridge visto dal giardino dell'albergo. (foto Bruga) Le indicazioni ai visitatori all'ingresso del Parco Nazionale delle Cascate Vittoria. (foto Bruga)

Uno scorcio della maestose cascate scoperte da Livingstone e dedicate alla Regina Vittoria. (foto Bruga) Il fenomeno naturale dell'aerosolizzazione. (foto Bruga) Un facocero nel giardino del Victoria Falls Hotel. (foto Bruga)

Un'imbarcazione da crociera sul fiume Zambesi. (foto Bruga) Un ippopotamo nelle acque dello Zambesi. (foto Bruga) Un esemplare di coccodrillo ritenuto l'animale più pericoloso dell'intera Africa. (foto Bruga)

Una pietanza preparata con carne di facocero. (foto Bruga) Fagottini, pollo, verdura e la famosa birra Zambezi. (foto Bruga)

E’ sopravvissuto a guerre mondiali e regionali, alla decolonizzazione, alla spaventosa crisi economica e politica dello Zimbabwe… Speriamo che il lussuoso Victoria Falls Hotel riesca a superare anche la (momentanea?) scomparsa del turismo in seguito alla pandemia di Covid 19! 

Biografia e memorie del grande esploratore firmate Tim Jeal, Mursia 2008.Noi ci siamo stati qualche giorno prima che da Wuhan trapelassero i primi allarmi, e nessuno avrebbe potuto immaginare che la piccola economia sorta intorno alle cascate vivesse gli ultimi momenti di gloria prima del disastro. Taxi, brevi crociere sul fiume Zambesi, giri in elicottero per riprendere dall’alto il fenomeno naturale dell’aerosolizzazione, treni d’epoca e perfino il noleggio degli impermeabili per i visitatori sprovvisti, tutto questo indotto si è polverizzato, lasciando queste zone prive dell’unica fonte di reddito. Lo stesso vale per la confinante cittadina di Livingstone in Zambia, che condivide questo spettacolare sito Unesco ed è la sede dell’aeroporto nel quale si atterra, prima di scegliere se restare in Zambia o spostarsi nel vicinissimo Zimbabwe, che per molti versi offre una migliore esperienza di visita.

Livingstone, dicevamo: la città prende il nome da David, il medico, missionario ed esploratore scozzese che nel 1855 scoprì le cascate a circa metà del corso del fiume Zambesi, e le dedicò alla sua regina. Di questo e degli altri suoi viaggi si parla nel volume dello scrittore inglese Tim Jeal “David Livingstone – Una vita per l’Africa“, tradotto da Mursia una decina d’anni fa.  

Cinquant’anni dopo la scoperta delle cascate, che offrono un fronte di un chilometro e mezzo e un’altezza media di quasi 130 metri, un personaggio molto discutibile, l’avventuriero, imprenditore ed alfiere del colonialismo Cecil Rhodes (da cui prese il nome la Rhodesia, stato coloniale poi rinominato Zimbabwe), decise di costruire un ponte sulla gola nella quale sfocia l’imponente massa d’acqua. Il ponte, lungo 250 metri, fu completato nel 1905 e segna tuttora il confine fra i due stati. Nato per i treni, è (era?) percorso da un flusso continuo di camion, auto, bici e pedoni.

Gli edifici predisposti per coloro che lavoravano alla costruzione del ponte, furono poi trasformati nel nucleo iniziale dell’hotel, che dev’essere assolutamente visitato per vari motivi. Innanzitutto offre una meravigliosa visuale sul ponte e sulle cascate, complementare a quella che si gode durante la visita vera a propria del parco della Cascate, durante la quale seguirete passo dopo passo, da un estremo all’altro, il complesso e affascinante sviluppo del fronte d’acqua. 

L’albergo è anche una sorta di monumento vivente a un’epoca storica, quella coloniale, che adesso vediamo criticamente, ma che comunque ha una sua importanza ed è stata fonte di ispirazione letteraria e cinematografica. Mentre sarete nel meraviglioso parco dell’hotel, vi sembrerà di vedere David Niven che scruta il ponte e le cascate con un binocolo mentre, nel tavolo affianco, Maggie Smith e Vanessa Redgrave prendono il tè delle cinque… 

Anche voi, dopo aver visitato il meraviglioso ed elegante giardino e fotografato interni ed esterni d’epoca, potrete prendere qualcosa al bar o meglio ancora assaggiare un’eccellente cucina internazionale con qualche tocco prettamente locale, in una cornice di classe e con un ottimo rapporto qualità-prezzo (www.victoriafallshotel.com).  

>Oltre alla visita del Parco nazionale delle Cascate e dell’hotel, non ci sono altre cose fondamentali da fare, se non la breve crociera sullo Zambesi, che vi potrà consentire qualche foto di coccodrilli ed ippopotami. Ma la natura è dovunque sotto i vostri occhi: nel giardino del nostro hotel si aggirava placidamente una famigliola di facoceri, una sorta di brutti ma simpatici cinghiali africani, meno maestosi dei Big Five del Kruger Park sudafricano ma comunque da vedere! 



www.victoriafallstourism.org