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Franco Interlenghi (a destra) e Rinaldo Smordoni nel film Sciuscià, Premio Oscar 1948 al miglior film straniero, dvd Gvr. Lamberto Maggiorani e il bambino Enzo Staiola in Ladri di biciclette, secondo Premio Oscar 1950 a De Sica per il miglior film straniero, dvd San Paolo. Una drammatica immagine sulla copertina della versione restaurata del film Umberto D diretto da De Sica nel 1952, dvd RTI.

Cesare Zavattini, scrittore, soggettista e pittore, instancabile sceneggiatore dei film di De Sica. (foto sito ufficiale Cesare Zavattini) De Sica con Gina Lollobrigida in Pane, amore e fantasia, film diretto nel 1953, dvd Medusa Film. De Sica, Sophia Loren e Marcello Mastroianni in Peccato che sia una canaglia, regia di Alessandro Blasetti 1954. (foto Cineteca Bologna)

Un primo piano di Vittorio De Sica nel film drammatico Il generale Della Rovere diretto da Roberto Rossellini nel 1959, dvd Arrow Academy. Sophia Loren nella scena più intensa de La Ciociara, 1962, dvd Mus. Raccolta di brani cantati da De Sica con l'arrangiamento musicale del figlio Manuel, vinile RCA 1971.

Marcello Mastroianni e Sophia Loren nella celebre scena di Ieri, oggi, domani, Premio Oscar 1965, dvd Surf. Il Giardino dei Finzi Contini, quarto Premio Oscar al miglior film straniero nel 1972, dvd Warner Home Video. I ricordi dell'attrice Maria Mercader seconda moglie di Vittorio De Sica, Mondadori 1978.

Il libro di Giancarlo Governi dedicato a Vittorio De Sica, Gremese Editore 1998. Cancro, segno zodiacale di nascita di Vittorio De Sica.

Nel 1932, la forma di intrattenimento più popolare in Italia era certamente il cinema; era appena iniziata l’epoca del sonoro, e nuovi attori, dotati di una voce e una dizione all’altezza, rimpiazzavano i divi del muto. Alla prima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, un successo clamoroso toccò a un giovane attore che, oltre alle doti recitative che gli assicurava la sua formazione teatrale, era anche un bravo cantante brillante. Nel film Gli uomini, che mascalzoni… l’interpretazione garbata e vivace del protagonista fu molto apprezzata, ma a rendere definitivamente una star il giovane Vittorio De Sica fu la canzone Parlami d’amore, Mariù, che divenne un successo internazionale.

Eppure, nonostante la grande popolarità che De Sica si era guadagnato come elegante interprete di commedie brillanti, ben altra era la traccia che era destinato a lasciare nella storia del cinema. Iniziò a dirigere film già prima della fine della guerra, ma fu dal 1946 che, in collaborazione con Cesare Zavattini come sceneggiatore, inanellò capolavori come Sciuscià, Ladri di biciclette, Miracolo a Milano e Umberto D., che, insieme alle opere di Rossellini e Visconti costituiscono il canone del cinema neorealista. De Sica divide con Federico Fellini il primato di aver vinto per quattro volte l’Oscar per il miglior film straniero, oltre ad aver portato Sophia Loren all’Oscar come migliore attrice con La ciociara, del 1960. Pur essendo ormai un maestro del genere drammatico, De Sica non abbandonò mai la commedia, sia come attore che come regista, spesso con la stessa Loren o con Gina Lollobrigida, raccogliendo sempre un grande riscontro dal pubblico, che ne amava il tocco brillante sia come interprete che come autore. Anche dopo la conclusione della stagione del neorealismo, De Sica continuò a firmare grandi film, come Ieri, oggi, domani, Matrimonio all’italiana e Il giardino dei Finzi-Contini, che nel 1970 gli valse il quarto e ultimo Oscar.

Nato a Sora il 7 luglio del 1901 da padre cagliaritano e madre napoletana, allo scoppiare della prima guerra mondiale la famiglia, dopo brevi soggiorni a Napoli e Firenze, si stabilì a Roma, dove Vittorio completò gli studi di ragioneria. Aveva appena trovato un impiego alla Banca d’Italia quando gli si presentò l’occasione di diventare attore, e per lui, figlio di una famiglia in condizioni modeste, la vocazione artistica fu più forte del desiderio di sicurezza economica. Con il consenso del padre Umberto intraprese la carriera teatrale nel 1923, e progressivamente ottenne il favore del pubblico, arrivando ad avere una propria compagnia di teatro comico e a partecipare anche a numerose trasmissioni radiofoniche. 

Vittorio De Sica era nato con Sole in Cancro e Ascendente Vergine, aspetto astrale che lo aveva dotato di un'affascinante personalità, lo aveva reso capace di affrontare le diverse situazioni della vita con tenacia ed energia e ne faceva un buon osservatore, dal giudizio lungimirante e concreto, capace di analizzare e interpretare la realtà dell'animo umano e le circostanze dell'esistenza con un senso critico e una sensibilità fuori dal comune. Luna in Pesci lo rendeva gentile, premuroso, di grande umanità, socievole, creativo, incline alle professioni artistiche; Marte in Vergine ne potenziava il senso pratico, la vivacità intellettuale, l'ingegno rigoroso. 

Ambizioso, curioso, amante del sapere e di spirito indipendente grazie a Giove in Capricorno, capace di grande impegno e perseveranza nel raggiungimento dei propri obiettivi grazie a Saturno nello stesso segno, da Venere in Leone De Sica traeva il carattere aperto ed estroverso, la generosità, la facilità nell'esprimere i propri sentimenti, la passionalità, l'amore per la bella vita e il divertimento. Mercurio in Cancro, infine, ne potenziava l'immaginazione, la fantasia, l'empatia e la facilità nella comunicazione. 

Generoso con tutti e anzi dilapidatore in fatto di denaro, brillante e signorile nella vita privata come sul palcoscenico, non dimenticò mai le sue origini popolari e, anche dopo essere diventato celebre, si definiva un “cafone ‘e fora”. Attaccatissimo a Napoli, pur non essendovi nato, amava cantare i classici della canzone napoletana e trascorreva regolarmente le vacanze a Ischia tanto che scherzosamente affermava, da giocatore appassionato, che se non si trasferiva definitivamente a Ischia era perché nell’isola non vi erano casinò. Molto legato ai valori della vita familiare, non era però certo osservante della morale convenzionale: come disse una volta, «l'indignazione morale è in molti casi al 2 per cento morale, al 48 per cento indignazione, e al 50 per cento invidia». Dopo il divorzio dalla prima moglie Giuditta Rissone, ottenuto in Messico, sposò l’attrice spagnola Maria Mercader, ma, non volendo recidere del tutto il legame con la prima moglie e soprattutto con la figlia Emilia, finì per dividere tra le due famiglie il poco tempo che il lavoro gli lasciava. Questo non gli impedì di seguire e sostenere i due figli avuti da Maria negli inizi delle loro carriere artistiche, Manuel come musicista e Christian come attore di commedie. Estimatore del cinema americano, quando ebbe l’occasione di incontrare Charlie Chaplin, che considerava un suo maestro, volle mostrargli Umberto D., il film che nel 1952 aveva dedicato al padre e che aveva ottenuto pochissimo successo. Alla fine della proiezione privata, vedendo che Chaplin non si alzava dalla poltrona, De Sica gli si avvicinò, e si accorse che il grande regista stava piangendo, in un muto omaggio che Vittorio non avrebbe più dimenticato. Nonostante il suo talento per la commedia, De Sica credeva infatti nel valore delle sue opere più drammatiche, capaci spesso di raffigurare senza abbellimenti la miseria della condizione umana. «Di Sciuscià, Ladri di biciclette, Miracolo a Milano e Umberto D. non toccherei una virgola. Anche L’oro di Napoli lo lascerei così. Di altri, sì, qualcosa cambierei, film in cui mi sono lasciato andare al gusto del facile esito comico o drammatico, sarei insomma un pochino più severo: l’artista non dovrebbe mai cercare il successo, dovrebbe sempre essere severo. Il film più severo che abbia fatto è stato Umberto D., lì non ho concesso niente. Quel film non ha fatto una lira, ma oggi è in tutte le cineteche del mondo».

Pur non amando particolarmente la televisione («l’unico sonnifero che si somministra attraverso gli occhi»), per la sua enorme popolarità e il suo humor era molto richiesto come ospite, e partecipò a diverse trasmissioni, concedendosi anche il piacere di cantare in duetto con Mina una canzone da lui scritta e incisa nel 1938. Il suo ultimo film, Il viaggio, è del 1974, lo stesso anno in cui, a causa di un tumore ai polmoni, si sottopose a un delicato intervento chirurgico dal quale non si riprese. Morì il 13 novembre del 1974, e, tra gli altri omaggi, merita di essere citato quello di Ettore Scola, che gli dedicò il suo capolavoro C’eravamo tanto amati, che era in lavorazione al momento della morte di De Sica. Tra i molti grandi attori che De Sica ha diretto, Sophia Loren non ha mai nascosto il suo debito verso il regista: «Vittorio fu per me il regista giusto, il maestro giusto al momento giusto. Lui era il direttore di orchestra e mi usava come uno strumento».