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A TAvola con lo Chef

 


 

 

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Una città un libro: Gori
“Stalin – Biografia di un dittatore” di Oleg V. Chlevnjuk (Mondadori)

 


 

 

Testo e foto di Bruga   

 

 

 

Il museo dedicato a Iosif Stalin situato nel centro storico della città. (foto Bruga) La statua di Stalin nel giardino del museo. (foto Bruga) La carrozza del treno usato da Stalin per i suoi spostamenti nel Paese conservata all'esterno del museo. (foto Bruga)

L'ingresso alla modesta casa natale di Stalin inclusa nello spazio esterno del museo. (foto Bruga) Dipinti, sculture e fotografie in una sala del Museo Iosif Stalin. (foto Bruga) La documentazione fotografica delle imprese del leader sovietico. (foto Bruga)

La sacra città rupestre di Vardzia. (foto Bruga) L'ingresso al complesso archeologico di Vardzia. (foto Bruga) Un camminamento sotterraneo del monastero rupestre di Vardzia. (foto Bruga)

Affreschi della Chiesa della Dormizione posta al centro del sito rupestre. (foto Bruga) Uno scorcio del Caucaso, catena montuosa considerata il confine naturale tra Europa e Asia. (foto Bruga) L'evidente origine termale di una roccia a bordo strada. (foto Bruga)

La segnalazione del Jvari Pass, valico a circa 2400 metri nella zona di Gudauri. (foto Bruga) La chiesetta ortodossa della Trinità di Gergeti. (foto Bruga) Il suggestivo panorama dalla Chiesa della Trinità di Gergeti. (foto Bruga)

La figura a bassorilievo di un monaco sulla facciata della Chiesa della Trinità di Gergeti. (foto Bruga) Il rilievo di grappoli d'uva sulla facciata della chiesetta. (foto Bruga)

Un banchetto di frutta georgiana. (foto Bruga) Il khachapuri, tipica focaccia georgiana. (foto Bruga)

La biografia di Iosif Stalin firmata Oleg V. Chlevnjuk, Mondadori 2016.Cosa fareste se la vostra cittadina fosse priva di qualsiasi particolarità o attrattiva, e l’unico aspetto degno di nota fosse aver dato i natali a un gigante del Ventesimo secolo, per quanto discusso e discutibile? E’ la domanda che si fanno da decenni gli abitanti di Gori, una località con quasi cinquantamila abitanti, situata ottanta chilometri a nord-ovest di Tbilisi. Si trova a 500 metri di altezza su una collina, parola che in georgiano suona come “gora”(da qui il nome del centro abitato). E la risposta che si danno, dopo aver considerato i pro e i contro, è che quell’illustre concittadino nato un secolo e mezzo fa, Iosif Vissarionovic Dzugashvili detto Iosif Stalin, è tuttora la migliore calamìta per turisti che sia toccata loro in sorte. Dunque, ben vengano quel residuo culto della personalità e quella macabra curiosità che attirano tanti visitatori nel grande museo dedicato al dittatore sovietico, del quale il libro di Chlevniuk è una delle migliori biografie esistenti.

Il museo è a suo modo affascinante e comunque interessante da vedere (anche se tutti i testi sono solo in georgiano e russo), perché sembra uscito da un mondo parallelo fermo ai primi anni Cinquanta, quando Stalin era ancora il Piccolo Padre, il baluardo antinazista, il simbolo internazionale di un movimento politico presente in tutto il mondo. Dalle statue alle fotografie, dal treno speciale parcheggiato all’esterno fino ai dipinti in puro stile “realista socialista”, tutto sa di agiografia. Ancor più sorprendente se pensate che non più tardi di una dozzina d’anni fa Gori fu evacuata, per salvare i cittadini dal vicino conflitto in Ossezia del sud e in Abkhazia, che vide la città bombardata dai russi e occupata dall’Armata Rossa…

Dal profano al sacro, con un’altra tappa fondamentale per avere un’idea della Georgia: dopo aver visto numerose chiese ortodosse, tutte simili e discretamente interessanti, vi colpirà assolutamente per posizione e storia il grande complesso monastico rupestre di Vardzia, scavato 850 anni fa nel fianco del monte Erusheli, in questo caso a sud-ovest sia di Gori che della capitale. Le dimensioni sono stupefacenti: oltre seimila stanze su tredici piani, con luoghi di culto affrescati, sale di rappresentanza, cucine, magazzini e un sofisticato sistema di approvvigionamento idrico. La visita richiede una certa agilità perché si devono usare le scale scavate alla fine del XII secolo, ma è assolutamente consigliata.        

Siamo nel Caucaso, e per avere un’idea più completa di quest’area così cruciale nella storia geopolitica del mondo si pernotta a Gudauri, rinomata località sciistica a duemila metri di altezza. Da qui il percorso è spettacolare, lungo un camminamento militare trasformato più recentemente in strada scenografica. Si supera il passo di Jvari a 2.400 metri e da lì si prosegue fino alla cittadina di Kazbegi, ai piedi del monte Kazbeg che svetta con i suoi 5mila metri. Con dei fuoristrada si arriva piuttosto avventurosamente alla chiesetta della Trinità di Gergeti, piccola ma decisamente affascinante sia in sé che per la posizione panoramica, fra cime innevate che si dispiegano a trecentosessanta gradi. La temperatura scende di conseguenza, ma tornati a Kazbegi vi potrete rimpinzare con il piatto tipico georgiano, una sorta di focaccia al formaggio che – non si offenda nessuno! – ricorda un po’ quella di Recco. La chiamano khachapuri ed è come la pizza a Napoli: la trovate dappertutto e all’inizio vi piacerà sempre e comunque. Dopo un po’, peraltro, sarete in grado di distinguere le versioni migliori da quelle più scadenti, anche perché il piatto è saporito e sostanzioso, ma se non è fatto bene rischia di trasformarsi nel classico mappazzone…     



www.visitgeorgia.ge