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Una mostra a Padova, nelle sale di Palazzo Zabarella, 
rievoca una straordinaria stagione dell’arte italiana 

di Eugenia Sciorilli    

 

 

 

Odoardo Borrani, Mietitura del grano nelle montagne di San Marcello – 1861. (foto Istituto Matteucci Viareggio / Artemide pr / Palazzo Zabarella) Vincenzo Cabianca, Al sole – 1866. (foto Collezione privata / Artemide pr / Palazzo Zabarella) Giuseppe Abbati, Dalla cantina di Diego Martelli – 1866 circa. (foto Collezione privata / Artemide pr / Palazzo Zabarella)

Telemaco Signorini, Aspettando – 1866-1867. (foto Collezione privata / Artemide pr / Palazzo Zabarella) Telemaco Signorini, Bambini colti nel sonno – 1896. (foto Collezione privata / Artemide pr / Palazzo Zabarella) Giovanni Fattori, L'Arno a Bellariva – 1875 circa. (foto Collezione Angiolini Livorno / Artemide pr / Palazzo Zabarella)

Silvestro Lega, L'elemosina – 1864. (foto Collezione privata / Artemide pr / Palazzo Zabarella) Silvestro Lega, Le bambine che fanno le signore – 1872. (foto Collezione privata / Artemide pr / Palazzo Zabarella)

Silvestro Lega, Alla villa di Poggio Piano – 1888-1889. (foto Collezione privata / Artemide pr / Palazzo Zabarella) Serafino de Tivoli, L'antica pescaia a Bougival – 1878-1880. (foto Collezione privata / Artemide pr / Palazzo Zabarella)

 

È il 1855, in Italia stanno fermentando le idee risorgimentali, il Regno sabaudo è in guerra contro l’impero asburgico e già si sogna L’Unità d’Italia. Al Caffè Michelangelo di Firenze si riuniscono gli artisti che verranno riconosciuti dalle generazioni successive come “i Macchiaioli”. Quell’anno segna proprio l’inizio di una rivolta contro la dittatura artistica dei professori dell’Accademia. Gli antesignani di questa ribellione sono Signorini e Borrani, che abbandonando il chiuso degli studi si sono messi a dipingere in strada, cogliendo “il vero com’è e come si presenta” e immortalando la natura nella sua realtà essenziale.

Con un salto ai nostri giorni, in questo inizio di terzo millennio quegli artisti così affini agli Impressionisti francesi tornano a noi grazie a una mostra allestita a Padova, dove viene accolta nelle sale di Palazzo Zabarella fino al 18 aprile 2021. La mostra s’intitola “I Macchiaioli. Capolavori dell’Italia che risorge”, è a cura di Giuliano Matteucci e Fernando Mazzocca e presenta una magnifica selezione di oltre cento splendide opere. 

Le pescivendole di Signorini, il merciaio di La Spezia, l’erbaiola di Fattori, le signore al sole di Cabianca, le bambine che fanno le signore ritratte da Lega, la gente al mercato di via del Fuoco, le madri raggianti e piene di vita, i bambini colti nel sonno, la donna che legge il giornale... E poi ancora luce, sole, nuvole, balconi fioriti, bucato steso ad asciugare, giovani donne che guardano assorte il paesaggio che si disegna fuori dalla finestra: tutto ciò che è stato ritratto all’interno delle cornici esposte evocano atmosfere lontane nel tempo, eppure senza tempo...

In che misura i Macchiaioli hanno rivoluzionato la pittura italiana? Con tecnica simile a quella degli impressionisti francesi, ma indipendentemente da essi, i protagonisti della mostra di Palazzo Zabarella resero l’impressione visiva con macchie di colore giustapposte, in modo che l’unità del quadro risulti dal rapporto tra colori più o meno chiari che l’occhio, a distanza, ricrea e compone: “una macchia scura sopra una chiara“, abolendo così i contorni nitidi e le forme definite. Il risultato? Un’insolita potenza di contrasti.

Per meglio afferrare la tonalità del chiaroscuro, i Macchiaioli usavano spesso uno specchio annerito dal fumo, “ton gris”, che esaltava i contrasti dell’immagine in esso riflessa. Nonostante che il risultato fosse simile a un abbozzo, piuttosto che a un quadro finito, l’impressione del vero catturata dai macchiaioli è pur sempre realista, lontana pertanto da quella impressionista che aveva peraltro del tutto abolito l’uso del nero. Nel loro modo inimitabile di rappresentare ed esaltare la vita e le relazioni umane in tutto il loro valore, seppero anticipare maestri straordinari come Monet, Renoir, Gauguin, Van Gogh.

Una mostra sui Macchiaioli, così amati ancora oggi, ma con molti segreti ancora da svelare, appare più che mai adatta a una stagione culturale di “ripartenza” per l’Italia intera, in questa inquieta epoca segnata da una drammatica pandemia.


www.zabarella.it



Si ringrazia l’ufficio stampa di Palazzo Zabarella e Stefania Bertelli di Artemide pr per aver messo a disposizione dell’autrice di questo articolo, a uso libero e gratuito, le immagini che illustrano il testo.