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A TAvola con lo Chef

 


 

 

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Una parentesi quasi paradisiaca nell’annus horribilis della pandemia: 
la Casa-Torre Campatelli a San Gimignano e …

 


di Luisa Sodano    

 

L'esterno della Casa-Torre Campatelli. (foto Bruga) La scala d'accesso adornata con stampe antiche. (foto Bruga) Il salotto della casa. (foto Bruga)

La sala da pranzo. (foto Bruga) La camera da letto. (foto Bruga) Lo studio. (foto Bruga)

Alcuni pezzi preziosi. (foto Bruga) Particolare della decorazione del soffitto di una sala. (foto Bruga) Un fotogramma del filmato che ripercorre i mille anni di storia della città. (foto Bruga)

L'interno completamente vuoto della torre alta 28 metri. (foto Bruga) Il paesaggio negli immediati dintorni visto dalla Casa-Torre. (foto Bruga) Le Torri gemelle dei Salvucci in Piazza delle Erbe. (foto Bruga)

Piazza della Cisterna cuore del centro storico riconosciuto Patrimonio Unesco 1990. (foto Bruga) La duecentesca cisterna sormontata da una vera di pozzo in travertino. (foto Bruga) L'ingresso al Gelateria Dondoli in Piazza della Cisterna. (foto Bruga)

 

Nella breve tregua concessa dal nuovo coronavirus, che abbiamo in parte sprecato, ho avuto la fortuna di fare una capatina a San Gimignano, arcinota località senese in altri tempi soffocata dal turismo soprattutto straniero. 

Gironzolando per questo borgo medievale quasi intatto, mi sono imbattuta in un bene del Fondo Ambiente Italiano, FAI (www.fondoambiente.it), della cui esistenza non ero a conoscenza. Come quasi sempre, le sorprese sono le chicche più gustose nei miei viaggi: la Torre e Casa Campatelli non sfuggono a questa regola.

Si tratta di un complesso che ingloba una delle 14 torri giunte ai giorni d’oggi delle 72 erette a San Gimignano tra il dodicesimo e il quattordicesimo secolo, periodo del suo massimo splendore, quando le famiglie più ricche della zona facevano a gara nel costruirle. Giusto per ricordare quanto le epidemie abbiano segnato la storia dell’umanità, fu la peste del 1348 (per intenderci quella magistralmente rievocata da Boccaccio) che decretò l’inizio della decadenza del borgo, che rimase, per così dire, pietrificato tra le sue stesse pietre. 

Ma torniamo ai Campatelli: all’inizio dell’Ottocento acquisirono il pregevole manufatto, arrivato al FAI nel 2005 grazie a Lydia Campatelli, che lo donò a condizione che venisse aperto al pubblico. 

Entrando, si viene catapultati nell’elegante mondo glamour di una famiglia benestante otto-novecentesca; e così, tra mobili d’epoca, preziose suppellettili e quadri del pittore Guido Peyron, zio di Lydia, succede pure di fare un’esperienza multimediale a tutto campo. Sulle pareti delle soffitte ci si può infatti immergere in un filmato del documentarista Giovanni Carrada; vi si ripercorre con leggerezza e rigore la storia di San Gimignano e del suo territorio, ancora oggi splendido nella suddivisione in curati poderi, retaggio della mezzadria che a lungo è stato l’elemento fondante dell’organizzazione agraria di questa zona. E poi … ecco che si arriva nel ventre della torre, l’unica a San Gimignano il cui spazio interno è rimasto completamente vuoto e che quasi ci fa venire il capogiro per i suoi 28 metri di altezza.  

Usciti dal bene FAI, recatevi in un altro posto imperdibile per tutt’altri motivi: la gelateria Dondoli (www.gelateriadondoli.com), in piazza della Cisterna. Qui vi attendono i gelati creati da Sergio Dondoli tra tradizione e innovazione. E’ impossibile assaggiare tutti i gusti, unici e accattivanti, di questo geniale gelatiere. Eccone alcuni: crema di Santa Fina (patrona di San Gimignano), sangue di bue, Venere nera, sorbetto di Vernaccia, curva Fiesole (indovinate per quale squadra di calcio tifa Sergio?) …

 

www.sangimignano.com